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"La fabbrica non può guardare solo all'indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l'uomo, non l'uomo per la fabbrica.”

Questo era Adriano Olivetti. La sua filosofia di “industriale illuminato”, è tutta racchiusa in questa frase.

Forse Olivetti è colui che, più di ogni altro, si avvicina col suo pensiero alla nostra idea di “human to human”, concetto in questo caso declinato con un’accezione ancor più carica di humanitas: l’industria stessa è quasi umanizzata, diviene uno strumento utile a migliorare la vita di chi ci lavora essendo non solo veicolo di ricchezza, ma anche di cultura, istruzione, democrazia.

E’ uno stretto rapporto di collaborazione e interazione quello tra uomo e azienda: entrambi lavorano per migliorarsi a vicenda.

Ripercorriamo alcune delle tappe che hanno segnato inevitabilmente lo sviluppo dell’industria Olivetti, secondo l’impronta con la quale ancora oggi si contraddistingue: la sua crescita in senso moderno, iniziò dopo che Adriano, negli USA, rimase impressionato dall’organizzazione fordista. Ma il modo in cui Olivetti applicò i principi del modello americano alla sua azienda, si distinguono dall’originale, poiché egli, sin da subito, si focalizza sulle condizioni di lavoro degli operai, esseri umani prima che fattori di produzione.

Adriano Olivetti riteneva che si dovesse creare un’impresa nuova, che andasse oltre capitalismo e socialismo, perché entrambe le filosofie, a suo dire, non erano state in grado di dare una risposta concreta ai problemi della società moderna. L’idea di Olivetti era quella di voler portare innovazione, tramite la sua fabbrica di Ivrea, oltre che con la sua produzione, anche con la creazione di un ambiente di ricerca, che si rivelò estremamente avanzato per l’epoca. Il focus centrale, attorno al quale ruotava tutta la filosofia aziendale, era la formazione. Questa doveva essere completa e articolata sin dall’infanzia: per questo realizzò, dentro la fabbrica, sia un asilo nido che una scuola materna per i figli dei dipendenti.

La sua attenzione alla formazione si declinava poi nell’istituzione di corsi specifici di apprendistato, per formare tecnici specializzati sia interni all’azienda, che esterni. Il percorso formativo era molto ampio, tutt’altro che settoriale, e comprendeva, oltre alle specifiche discipline tecniche anche materie di cultura generale, educazione all’arte, visite a musei ed altri luoghi di produzione. Ben presto la Olivetti divenne un centro di ricerca di prim’ordine, grazie all’apertura di una biblioteca molto fornita e all’affluenza dei migliori laureati del paese.

Ciò che ha distinto e reso tutt’oggi attuale e unica l’esperienza Olivetti è stata la capacità dell’imprenditore di creare un clima di lavoro informale e sereno, gestito però da una leadership molto forte, totalmente aperta all’ascolto e al dialogo con i suoi dipendenti. Il percorso formativo-culturale ideato da Adriano Olivetti, cercava di riunire concretamente conoscenza tecnica e umanistica. Questo aveva permesso la crescita compatta di un team affiatato, curioso, efficiente e legato all’azienda in cui lavorava, poiché si sentiva parte integrante e insostituibile di essa.

Si creò una rete solidale molto forte a tutti i livelli e le differenze gerarchiche erano funzionali solamente all’organizzazione del lavoro, senza intaccare il sistema dei rapporti personali; anche le assunzioni erano molto accurate e non si basavano solamente sull’analisi tecnica delle competenze, ma tenevano in grande considerazione la potenzialità del candidato nel sistema di solide relazioni interno all’azienda.

Il sostentamento di questa idilliaca organizzazione aziendale era possibile grazie all’ altissima competitività sul mercato della Olivetti, che poteva permettersi di vendere ad un prezzo alto dei prodotti efficienti, innovativi e utili. Il margine di guadagno era molto elevato rispetto al costo di produzione e questo permetteva di reinvestire parte del capitale in servizi, oltre che salari. La politica aziendale di Olivetti era tutta incentrata sull’importanza di ogni singola persona nel corretto funzionamento dell’attività. Non licenziava mai alcuna risorsa e anche nei momenti di difficoltà, come nel 1953, decise di non fare dei tagli al personale ma, al contrario, di assumere nuove risorse al reparto vendite, che con la loro bravura, creatività ed efficacia (accuratamente selezionate) permisero all’azienda di mantenere il suo posto di primo livello nel mercato.