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Il nostro approccio al lavoro è estremamente legato alle teorie di Morin e personalmente abbiamo già fatto nostra una definizione di humanitas che è molto vicina al nostro pensiero; abbiamo infatti capito che le persone si riconoscono e si relazionano, non per competenze e ruoli, ma proprio in base alla volontà di comprendere le ragioni dell'altro, condividere e far propri sentimenti e problemi altrui. L’uomo non è un nemico da ingannare, ma individuo da comprendere e aiutare.

Edgard Morin, filosofo e sociologo francese contemporaneo, ha dedicato gran parte dei suoi studi al problema della “riforma del pensiero”; egli asserisce, infatti, che l’umanità dovrebbe ripartire da una nuova forma di conoscenza che vada oltre la separazione dei saperi tipica della nostra epoca, per educare al “pensiero della complessità”. Queste teorie sono trattate nel suo libro “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. Nello specifico ci spiega quali siano i sette argomenti fondamentali che dovrebbero essere alla base del processo educativo di qualsiasi cultura: “questi temi permetteranno di integrare le discipline esistenti e di stimolare gli sviluppi di una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita individuale, culturale e sociale”.

Secondo Morin l’essere umano è nel contempo biologico, psichico, culturale e sociale. La sua natura è complessa, l’uomo è integro se valutato nella sua totalità, nella fusione e considerazione globale di tutti gli aspetti che lo costituiscono. Ma l’essere umano stesso è riuscito a disgregare questo equilibrio tra elementi diversi, a causa dell’insegnamento che ha smembrato in discipline differenti e selettive la complessa natura umana.

Oggi non siamo in grado di renderci conto cosa voglia dire “essere umani”, mentre invece dovremmo essere consapevoli di quanto la nostra identità sia complessa e di quanto molti propri modi di essere siano comuni e condivisibili da altri intorno a lui.

Vediamo quali sono questi sette saperi cardine della formazione umana:

  • La cecità della conoscenza: Morin ritiene che l’educazione, pur dovendo trasmettere sapere, non tenga in considerazione  gli errori e le illusioni cui è soggetto l’approccio umano alla “conoscenza stessa”; prima di tutto, secondo Morin, sarebbe necessario far capire che cosa significa conoscere, apprendere, sapere.            
  • I principi di una conoscenza pertinente: è importante che si insegni a cogliere i problemi globali e fondamentali, senza la solita frammentazione di saperi che porta a non comprendere un aspetto o un problema nella sua complessità, a causa della frammentazione in parti che non ne danno visione nella sua totalità. E’ necessario sviluppare, secondo Morin, l’innata attitudine umana alla contestualizzazione, trasmettendo gli strumenti più utili a cogliere relazioni e influenze tra le parti di un unico ambito.              
  • Insegnare la condizione umana: Secondo Morin, ciascuno “dovrebbe prendere conoscenza e coscienza sia del carattere complesso della propria identità sia dell’identità che ha in comune con tutti gli altri umani”.   
  • Insegnare l’identità terrestre: è necessario insegnare la storia dell’era planetaria (inizia nel XVI secolo), per mostrare come tutti gli esseri umani del mondo siano diventati solidali tra loro, pur non tralasciando tutte le conflittualità e oppressioni che ancora danneggiano l’umanità.             
  • Affrontare le incertezze: l’insegnamento delle “incertezze” emerse nelle scienze nel XX secolo (biologia, storia, fisica) dovrebbe essere primario, per conferire gli strumenti più adatti ad affrontare situazioni di rischio, cambiamento, novità inattese. “Apprendere a navigare in un oceano d’ incertezze attraverso arcipelaghi di certezza”.              
  • Insegnare la comprensione, che “è nel contempo il mezzo e il fine della comunicazione umana”: educare alla comprensione richiede un cambiamento di mentalità. Per fare questo è necessario studiare l’incomprensione alle sue radici, comprendere cosa ha portato a razzismo, xenofobia e disprezzo. Solo decifrando l’origine di tali comportamenti, è possibile porre le basi per un’educazione alla pace.             
  • L’etica del genere umano: “L’insegnamento deve produrre una ‘antropo-etica’, capace di riconoscere il carattere ternario della condizione umana “, che consiste nell’essere contemporaneamente: individuo, specie e società. (…) ”. “Ogni sviluppo veramente umano deve comportare il potenziamento congiunto delle autonomie individuali, delle partecipazioni comunitarie e della coscienza di appartenere alla specie umana”.

Sulla scia degli insegnamenti di Edgard Morin, ogni giorno cerchiamo di: lavorare con etica, coltivare l’empatia, coinvolgere con energia per costruire l’eccellenza.