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Le attività legate alla formazione esperienziale, che hanno tenuto impegnati dipendenti e vertici dell’azienda torinese leader nella produzione di compressori industriali, sono state molteplici.

L’ultima, a chiusura del ciclo, un’ attività outdoor, costituita da una serie di incontri svoltisi in un agriturismo della campagna piemontese, sul delicato tema della conflittualità esistente all’interno dell’organizzazione.

L’ambito nel quale si originano le tensioni maggiori è sicuramente quello del team, della squadra, di quei gruppi di persone che lavorano ogni giorno a stretto contatto tra loro. Si originano rivalità, incomprensioni, discussioni, spesso ognuno agisce solamente mirando al successo personale, dimenticandosi della centralità del lavoro in team. Per comprendere le criticità che emergono di frequente nelle relazioni tra gruppi di persone che lavorano con lo stesso obiettivo, ci viene in aiuto Patrick Lencioni, con il suo libro “La guerra nei Team”, nel quale ci parla delle 5 disfunzioni più rilevabili nel lavoro di squadra.

Colui che deve essere in grado di comprendere le problematiche ed il livello disfunzionale del suo team, è proprio il leader. Egli, in quanto guida e motivatore, deve affinare le sue capacità di ascolto, comunicazione e di problem solving, nei confronti dei componenti della sua squadra. Deve avere le capacità per affrontare e gestire, in particolare, le 5 criticità che Lencioni individua e argomenta nel suo libro:

ASSENZA DI FIDUCIA: sta alla base della piramide, perché solo se si fidano l’uno dell’altro, i membri di una squadra possono essere in grado di lavorare in modo coeso ed efficace, verso un unico obiettivo. La fiducia è il punto di partenza, ma se subentra il sentimento di paura di rendersi vulnerabili rispetto al resto della squadra, le fondamenta sulle quali si costruisce la collaborazione risulteranno essere inevitabilmente fragili, non in grado di sostenere il peso delle successive responsabilità. L’assenza di fiducia nei team origina insani atteggiamenti competitivi, che snaturano completamente il significato del lavorare in gruppo per l’obiettivo comune; lo spirito di squadra viene inevitabilmente minato dagli interessi del singolo e l’identità frantumata, non concorre al raggiungimento del risultato finale.

PAURA DEL CONFLITTO: si origina dall’incapacità di utilizzare in modo produttivo lo scontro positivo che può originarsi dalla messa in campo di idee differenti. Il conflitto non viene vissuto come opportunità di confronto e crescita, ma al contrario genera ansia e paura di destabilizzare un equilibrio artificiale e apparente che denota un generale chiaro disinteresse dei singoli, nei confronti di ciò su cui stanno lavorando.

MANCANZA DI IMPEGNO: si tratta di una disfunzione strettamente legata ad una mancanza di coinvolgimento. L’obiettivo che il gruppo deve perseguire, deve essere infatti discusso e approvato da tutti, ogni membro deve poter essere ascoltato ed ogni dubbio deve essere chiarito. Il leader deve essere capace di condividere tutto con i membri della sua squadra, organizzando in modo trasparente e chiaro il lavoro. Solo se si coinvolgono attivamente tutti gli agenti, si alimenta la giusta dose di impegno e motivazione.

FUGA DALLE RESPONSABILITA’: per essere sicuri che il team porti a termine l’obiettivo prefissato, non deve essere generabile alcuna forma di ambiguità. Il coinvolgimento è alla base anche della responsabilità, poiché ogni componente della squadra deve rispondere sia del suo lavoro che di quello di ogni altro membro. Ci deve essere coesione e aiuto reciproco, ognuno deve saper essere parte integrante del processo che porta all’obiettivo. L’ambiguità dei compiti, la mancanza di messaggi chiari, il non essere consapevoli dell’importanza del proprio ruolo nel processo genera la tendenza a scaricare le proprie responsabilità sugli altri, facendo dimenticare che ognuno è responsabile del proprio operato e anche di quello altrui.

DISINTERESSE VERSO I RISULTATI: è una disfunzione strettamente collegata alla mancanza di impegno; entrambe infatti sono condizionate dal livello di coinvolgimento del team nella corsa al raggiungimento dell’obiettivo. Mai come in quest’ultimo caso risulta chiara la concatenazione tra tutte le disfunzioni elencate; se la squadra non è coesa e solida (base della piramide, prima disfunzione), la disattenzione ai risultati comuni sarà inevitabile, poiché a questi verranno anteposti gli obiettivi dei singoli. La squadra non si concentra su successo collettivo, perché ognuno è impegnato a primeggiare o a difendersi dai possibili affronti di un collega nel quale non ripone piena fiducia.

Mettere nero su bianco quelle che sono le caratteristiche di questi 5 livelli di criticità, riscontrabili in moltissimi gruppi di lavoro, è stato importante per far capire a quale impegno e stress emotivo sono stati sottoposti manager e team leader dell’azienda di Torino. L’attività di outdoor ci ha permesso di raggiungere risultati estremamente soddisfacenti, poiché il gruppo chiamato in causa ha concluso il suo training raggiungendo un più alto livello di consapevolezza. Tutti i singoli partecipanti hanno dimostrato una grande capacità comunicativa ed il momento del feedback reciproco è stato sicuramente il più importante e formante.

Possiamo assolutamente affermare, in questo caso, che i manager aziendali, aperti al confronto e pronti a mettersi in gioco sin da subito, hanno saputo lavorare con la convinzione e il trasporto necessari al superamento delle disfunzionalità riscontrate nelle loro squadre.